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La compatibiltà ambientale del poliuretano.

Impatto ambientale ed analisi del ciclo di vita.

Il tema della sostenibilità degli edifici è al centro dell’attenzione della comunità europea. L’impianto normativo in fase di definizione consentirà di valutare, sulla base di norme tecniche condivise, i tre aspetti fondamentali dell’edilizia sostenibile:

- impatto ambientale
- impatto economico
- salute e comfort degli abitanti

Per gestire una politica di miglioramento della sostenibilità ambientale degli edifici è indispensabile disporre di adeguati strumenti di valutazione del loro impatto sia nella fase di edificazione che in quella di utilizzo.
In realtà è soprattutto quest’ultima ad avere un peso determinante L’obiettivo prioritario della progettazione sostenibile dovrebbe quindi essere quello di selezionare materiali e componenti dell’edificio allo scopo di ridurre, in prima istanza, soprattutto i suoi consumi energetici più rilevanti (circa il 90%) imputabili alla fase di esercizio.

Conoscere l’impatto ambientale del ciclo di vita dei materiali è oggi fondamentale per scegliere in modo corretto ed in quest’ottica è fondamentale il confronto a parità di funzione e qualità/durata del servizio. Nella scelta si dovrebbero privilegiare materiali che garantiscano prestazioni efficienti, durata nel tempo e massa contenuta.

Nel caso dei materiali isolanti la funzione e l’affidabilità nel tempo possono essere ben rappresentate dalla prestazione di trasmittanza (U) o resistenza termica (R) che il prodotto garantisce in modo efficace per l’intera durata in vita dell’edificio.
L’industria del poliuretano ha da tempo scelto di comunicare al mercato dati quantitativi e qualitativi dei propri impatti ambientali. I primi studi risalgono agli anni ’90. Succesivamente, nel 2005, i pannelli in poliuretano hanno ottenuto la classe A di ecoefficienza secondo la metodologia BRE (Building Research Establishment): un risultato di eccellenza raggiunto da ben pochi materiali isolanti.
Nella ricerca di LCA commissionata da ANPE (Associazione Nazionale Poliuretano Espanso rigido) e svolta dallo Studio Life Cycle Engineering (LCE) di Torino gli studi hanno considerato l’intero processo produttivo: dalla produzione di materie prime, al processo di trasformazione, alla produzione dei vettori energetici, ai trasporti sia intermedi che finali verso il luogo di installazione. Tra i prodotti analizzati, anche il pannello ISOTEC di Brianza Plastica.

Proprio grazie alla massa contenuta e alla sua efficienza prestazionale, l’isolamento in poliuretano espanso permette, con un consumo di risorse limitato, di risparmiare una notevole quantità di energia per il riscaldamento.
Ipotizzando l’isolamento di una copertura a Milano, il consumo di risorse necessario per la produzione del poliuretano viene ammortizzato già nel primo anno di esercizio del solo impianto di riscaldamento che si conclude con un guadagno energetico netto di 7169 MJ ed un risparmio di emissioni di CO2 pari a 372 kg.

Inoltre la leggerezza, i minori volumi impiegati e le ottime prestazioni isolanti del poliuretano determinano un limitato impatto dello strato isolante, paragonabile (e a volte più vantaggioso), a quello di materiali tradizionalmente ritenuti bioecologici.

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